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Di Arena ce n’è una sola


Tempo fa scrissi questi due articoli sul Pisa per il Tirreno. Eccoli:

“Andare a vedere Pisa-Perugia non né un passatempo, né una gioia. Andare a vedere la partita, oggi, è una sofferenza. Me lo dice il mio amico Rube che ha avuto il biglietto da un abbonato che ha rinunciato alla prelazione perché aveva paura che il cuore non gli reggesse. Ma il buffo è che pure il Rube non vuole patire, e mi dice che la cosa più bella della coreografia è che può star sotto l’immenso striscione con Piazza dei Miracoli, e così non vedere nulla. Lo striscione tra l’altro è una sfida alla scaramanzia. Era lo stesso portato nella sfida playoff persa contro l’Albinoleffe. Perché a Pisa la superstizione viene trattata come tutte le altre cose sacre. E cioè con rispetto, ma fino a un certo punto. Solo sul posto non si discute. Ognuno ha il suo e non si tocca. Il mio è dove ho provato l’emozione che rimane in cima alla top ten delle gioie all’Arena, e cioè quando, nel giugno del 2007, in quello che sembrava il trecentesimo dei supplementari, Ciotola scartò mezza difesa del Monza e gonfiò rete e stadio, e si rischiò il primo esempio di eiaculazione precoce collettiva, visto che ci fu una mezza invasione di campo quando mancavano tre minuti al fischio finale.
Comunque col Perugia si mette bene e si segna subito. Ma se fidassi è bene, ‘un fidassi è meglio, e quando l’arbitro ci fischia un fallo contro, un bimbo sui nove anni, con una maglia del Pisa anni ottanta che gli arriva alle ginocchia, gli urla: “ma allora vai ad abita’ a Firenze!”. Perché il tifo è prima di tutto questione di appartenenza. E forse lo ha capito anche Gatto quando, dopo l’urlo “Forza Pisa, lotta da ultras!”, stoppa di petto e tira un missile che picchia sulla traversa, rimbalza in terra e rimane a mezz’aria per un attimo infinito che zittisce tutti fino a quando le bandiere del Perugia si ammosciano di colpo. A metà tempo, nonostante il due a zero qualcuno riesce pure a dire: “S’è fatto caa tutta la partita!” E infatti si subisce gol, si soffre in undici contro dieci, si prende un palo. Ma noi si viene da vent’anni di patimenti, siam vaccinati, ed è in quei momenti che diamo il meglio. Dopo che si prende gol si canta tutti più forte di prima, in quello sfogo collettivo e di rivalsa che è forse lo scopo più puro dell’andare allo stadio.
Si torna verso casa e sembra di sentire le parole di Malaparte in Maledetti Toscani “il Campo Santo di Pisa è uno, tutti gli altri son cimiteri” e così, passando davanti all’entrata gialla, con i due archi e la scritta Arena Garibaldi che resiste da chissà quanto, viene da pensare: in Italia di stadi c’è pieno, ma di Arena ce n’è una sola.”

Posted on
Friday, December 6th, 2013
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Riflessioni.
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