`

Tre o quattro miracoli


Il 1 Aprile 2008 mi squilla il cellulare. Un numero strano. Io sono in treno che torno da Milano o Genova o Torino. Non mi ricordo, so solo che sto andando a Pisa su un regionale scalcagnato. Rispondo.
-Ciao, son Marco Guelfi.
E chi è?
-Ah, ciao.
Lui capisce che non capisco. Ci resta un po’ male. E anche io ci resto un po’ male. Purtroppo non mi ricordo mai le facce e i nomi.
-Son Marco Guelfi, dai, il cugino del Marrucci.
Il Marrucci di Pisa. Questo lo conosco…
-Dai, dè, ma se ho montato i viedo che avevi scritto per gli Zen Circus!
-Ah, ok…
-Col Ciuti!
Pure il Ciuti. Qualcosa accade nella nebbia neuronale. Vedo uno spiraglio. Non un volto per carità. Ma so che sono stato in una stanza buia non so dove non so come con lui a vedere i video degli Zen Circus al montaggio. Chicken Factory: la buca scavata e ricoperta. E Sailing song: la tempesta nel teatro. Sento perfino l’assolo (bomba) finale ma non vedo la faccia di questo Marco Guelfi. Forse però un’ombra, un profilo almeno, e comunque so che è uno dei nostri.
-Oh bello, come va?
-Tutto bene. Senti…
-Sì?
-Ti volevo far leggere una storia assurda sucessa ad un mio amico…

Dopo quella telefonata sono passati due anni e mezzo. Nel mentre ho incontrato Renzo Lulli che era l’autore del racconto e il protagonista di quella folle storia, ho fatto un progetto di quella storia per un documentario presentato a Degli Esposti che ha rilanciato sul film, ho scritto con Davide Lantieri la sceneggiatura con l’amichevole supervisione di Francesco Bruni, ho pianto sulla spalla ormai monumentale di Ottavia Madeddu, ho ricevuto telefonate agostane di Caterina D’Amico Rai Cinema, mi hanno dato un ministro degli esteri che si chiama Conchita Airoldi, uno dell’interno Patrizia Massa, un presidente Nora Barbieri, ho incontrato il Masi e il Gismondi, ho fatto un casting a Pisa con l’aiuto fondamentale di Andrea Bernardini e Marco Teti, ho picchiato la testa sulla chiusura dei fondi ministeriali di Tremonti e Bondi, sono andato in pellegrinaggio da Gipi, ho chiesto lumi ai miei soci Angelo Carbone e Michele Pellegrini, ho riscritto la sceneggiatura mettendo alla prova la pazienza del Lantieri ma anche la mia, ho ripianto sulla spalla della Madeddu, ho parlato al pratino con Francesco Lagi e la Lina, ho trovato un guru zen di nome Tommaso Borgstrom alla fotografia, un costumista cuoco che si chiama Andrea Cavalletto, un superlativo Mauro Vanzati alla scenografia, una aiuto regia che potrebbe mangiarmi la pasta in testa di nome Betta Boni consigliata dal casting Gianluca Greco, ho incontrato mille attori e alcuni sono diventati miei amici, altri lo erano già, e alla fine sono stato scelto e ne ho scelti tre che sono Paolo Cioni, Francesco Turbanti e Claudio Santamaria.

Insomma ci siamo quasi. Adesso basta che non nevichi sulle alpi, che ci sia il sole a Torino e che novembre sembri giugno.

Poi ci vorranno altri tre o quattro miracoli e ne verrà fuori un film.

Posted on
Sunday, September 26th, 2010
Tags:
Subscribe
Follow responses trough RSS 2.0 feed.
Trackback this entry from your own site.

6 Comments to “Tre o quattro miracoli”