`

Lo spot che mi fece incazzare


Prima dell’inizio della supercoppa fra Inter e Roma è passato lo spot che dovrebbe celebrare il 150° anniversario dell’unità d’Italia. Dagli ottavi di finale passerà prima di ogni partita. Non solo in televisione, ma anche sul maxischermo dello stadio.
Per chi non l’avesse visto, lo spot mostra dei bambini con delle maglie bianche che giocano a calcio in una piazza di un paese. Il pallone però finisce su un albero, quindi i bambini iniziano ad andare via, sconsolati, perchè non possono più giocare. Uno solo resta lì, sotto l’albero, e inizia a fischiettare l’inno nazionale. A quel punto alcuni vecchietti presenti nella piazza, gli stessi bambini che tornano indietro sui loro passi, e alcuni componenti di una banda (vecchietti anche loro) si mettono ad intonare e suonare la melodia dell’inno di Mameli. E così, magicamente, evocano l’arrivo di un manipolo di Garibaldini a cavallo che arrivano a salvare i nostri bambini, restituendo loro il pallone. Mentre tutti sorridono felici e un po’ commossi, sfrecciano in cielo le frecce tricolori, il bambino dice “buon compleanno Italia” e lo slogan recita “nata per unire”.
Il video ha l’intenzione di unire il passato risorgimentale del 1861 con il presente del 2011. Ma perfino il presente rappresentato dal video ha una patina nostalgica. Una sorta di visione virata seppia del nostro paese. Si gioca a pallone nelle piazze sgombre di macchine, i vecchietti stanno seduti sulle sedie nella strada a chiacchierare, perfino il pallone è di un cuoio scuro come si usavano decine di anni fa.
Del passato però non possiede alcuni elementi fondamentali: i bambini infatti sono intonsi, puliti, pettinati e ben curati, i denti bianchi e dritti, una sorta di prototipo dell’angioletto. Nessuno ha una sbucciatura, uno sbaffo di fango, un gomito sanguinante, una grattugiata di asfalto, perfino una goccia di sudore sul viso. Sembra quasi che stessero giocando senza agonismo, prendendosela comoda. Infatti nessuno va a prendere quel pallone sull’albero. Nessuno fa uno sforzo di almeno provare ad arrampicarsi. Aspettano una sorta di fantasma del passato, una fiction di un’Italia dimenticata fatta di eroismi e di coraggio.
Anche del presente, lo spot si scorda alcuni elementi fondamentali: chiunque sia andato a vedere una classe elementare della nostra Italia si sarà accorto che a giocare a pallone nel cortile del doposcuola ci sono (oltre a qualche bambina – ovviamente esclusa nello spot) un gran numero di bambini con occhi a mandorla, i capelli ricci e neri, la pelle ambrata se non proprio nera. Insomma non c’è nessun Balotelli là fra quei bambini bianchissimi e perfetti. Infatti non c’è nessun Balottelli neanche nella partita vera, nella supercoppa. Andato via dall’Italia anche perchè ad ogni partita (anche quando non giocava) si sprecavano gli insulti razzisti. D’altronde sarebbe dovuto essere il primo giocatore nero italiano a giocare in nazionale, e questo, per molti, strideva con una certa rappresentazione del nostro paese.
Ecco questo spot è una rappresentazione emblematica dell’Italia. E non sembra portare o unire un bel nulla in questo presente. Forse se in quella piazza ci fosse stato uno di questi bambini veri, che oggi popolano le piazze e i cortili delle scuole, che non si chiama per forza Mario Rossi, sarebbe salito lui sull’albero a riprendersi il pallone senza aspettare la compagine garibaldina o le frecce tricolore ad assistere una nazione che sembra svuotata di forza di volontà e spirito d’iniziativa.

Posted on
Monday, August 23rd, 2010
Filed under:
Riflessioni.
Tags:
Subscribe
Follow responses trough RSS 2.0 feed.
Trackback this entry from your own site.

2 Comments to “Lo spot che mi fece incazzare”