`

Intervista integrale a Carlo Venturini del Tirreno


La tua storia si snoda nella periferia est di Roma ma Baldacci è un Toscanaccio. Anche l’umorismo, il disincanto sono nostrani. Quanti baldacci ci sono a Pisa? In Toscana? Forse tanti, forse troppi…

Baldacci per me è un personaggio positivo. Non è pienamente cosciente del suo percorso e del mondo che lo circonda – ma chi lo è a vent’anni? Mantiene sempre una curiosità però, uno sguardo puro e senza pregiudizi verso l’umanità che lo circonda. Ne è entusiasta, ne diventa critico, ma non si arrende mai. Se in Toscana ci sono troppi Baldacci viva la Toscana.

Questa domanda mi serve come prologo a questa: i giovani (intendendo una fascia di età che va dai 20 ai 30), la Toscana e la politica regionale. La nostra regione aiuta a realizzare i sogni dei suoi giovani, sogni che possono essere anche “banali” come creare una famiglia o scrivere un romanzo. Mi sembra che ci sia poco spazio qui da noi.

Se paragono la Toscana alla mia società ideale, o alle regioni scandinave dico che da un punto di vista di welfare, aiuto alle famiglie, diritti dei lavoratori e cittadini, c’è da farne di strada. Ma in confronto al resto d’Italia in Toscana si vive meglio. Inoltre sono in pochi nel resto della penisola ad essere così allergici a questa deriva berlusconiana tragicomica e inquietante. Questi fattori positivi però creano un blocco politico troppo seduto su se stesso (perchè si sente sicuro che il cittadino pisano e toscano non darà mai mandato ad una destra così involuta), e questo è un problema. Il potere deve essere il più mobile possibile, altrimenti diventa una cappa che rischia di soffocare. Bisogna sempre pensare a cosa succederà domani, non oggi. Pisa potrebbe diventare un modello e un esempio: è una delle città meno omofobe d’Italia, meno misogine, meno razziste, perfino la tifoseria del Pisa è probabilmente la migliore tifoseria d’Italia. Ci sono le potenzialità per mettere fine ad un periodo dove chi voleva crearsi uno suo sogno personale o collettivo lo doveva fare contro il clima sociale e culturale – Gipi è diventato grande proprio perchè tutto il resto intorno implodeva, è diventato grande proprio per quel “nonostante” e così gli Zen Circus. E queste due sono le punte di diamante del nostro scenario. Ogni percorso artistico è peculiare e irripetibile, spesso del tutto irrazionale. Ma questo non deve darci degli alibi: a Pisa è il momento per provare a dare una continuità, creare un incubatrice di talenti: dal basso abbiamo aggregazioni come Rebeldia, San Bernardo, Newroz, un fervore degli studenti universitari che scelgono questa città, esempi singoli come i Gatti Mèzzi per il teatro musica, Lorenzo Garzella per il video – e tanti altri singoli e gruppi. Questa intelligenza sociale mischiata ad un’istintiva irriverenza e autoironia è terreno fertile per uno sviluppo culturale e sociale unico nella nostra zona. La politica deve fare di tutto per coltivare questo potenziale.

Parafrasando il film dei fratelli Coen Non è un Paese per Vecchi si può dire che questo (L’Italia) non è un Paese per giovani?

I giovani sono una minoranza in Italia. Inoltre, l’arrivo di altre popolazioni e culture da altrove fa sì che ci sia una coesione identitaria etnica che attutisce lo scarto e lo scontro generazionale – ci si sente prima italiani e stranieri che non giovani e vecchi. Quindi quando il più maturo ti dice di fare così e cosà si fa. Ma le novità (creative e politiche) arrivano sempre con delle rotture e degli scatti in avanti, a volte anche incomprensibili ai più vecchi.

Il prof. Marco Santagata ha scritto per Guanda un libro dal titolo Voglio una vita come la mia, dove si parla di impegno politico e della fortuna di essere cresciuti nel 68. Tutto si poteva diventare! Ma chi è cresciuto negli anni 90 a parte essere campione del mondo che cosa può diventare?

Per tanti anni ho avuto il mito del 68. Adesso non più. Ho studiato quegli anni (e non solo per il film che sto per girare ambientato nel 1970) e sono convinto che in quell’epoca io avrei fatto una brutta fine. Di quella generazione non sono in tantissimi ad essere contenti del proprio percorso. Molti sono stati sconfitti non solo dalla storia con la S maiuscola ma anche personalmente. Chi si sente uomo del proprio tempo è fortunato. Non si hanno rimpianti. Quindi complimenti al professor Santagata. Io sto saltellando attorno a questo nirvana: adesso vorrei essere nato una decina di anni dopo il 1974.

Lorenzo Baldacci è uno sfigato che piace comunque per la sua spensieratezza e disincanto. E’ uno sfigato ben sopportato dalla società chiede poco e gli viene dato nulla. Come sarà Baldacci a 35 anni? Te lo sei chiesto?

Baldacci chiede poco fino alla fine del romanzo, ma più cresce di consapevolezza e di spessore, più Baldacci pretende. Più inizia ad avere una sua visione critica e profonda più inizia ad arrabbiarsi. Non so dove sarà a 35 anni Baldacci, ma so che da qualche parte avrà il suo camper parcheggiato e pronto per partire. Una metafora di nomadismo culturale e mentale.

Avrai seguito il successo dell’astensionismo nelle recenti elezioni amministrative. baldacci vota? Per chi? Si astiene?

La mia adolescenza è stata impregnata dalla politica. Quella di Baldacci no. Ho fatto grande fatica per non cadere nella trappola di dargli la mia coscienza e formazione. Baldacci è uno che quando va a votare ha una conoscienza approssimativa della situazione politica. E se dovesse essere al mare con Samia potrebbe anche non andare a votare quella domenica. E’ qualcuno che vota di pancia, ma la sua pancia non è un ribollire di aggressività, egoismo e superficialità. La sua pancia, insomma, non gli farà mai votare per la Lega.

Samia donna marocchina è speziata, è passata indenne alla Bossi Fini come lei anche molte donne dell’est. Ognuno si fa poi i suoi stereotipi. Le giovani italiane invece che sapore hanno? Forse non lo sanno neppure loro. Vuoi dare loro un sapore, un colore, un odore? e motivarlo?

Samia è una ragazza italiana, non è più marocchina. Non è passata indenne alla Bossi Fini, anzi la sua vita ne è costantemente soffocata. Samia è un caso specifico e particolare. E’ più una prefigurazione che non un modello esemplare del presente. E soprattutto Samia è completamente diversa da una liceale di Comunione e Liberazione di Catanzaro, ma come questa è completamente diversa da una bolognese che frequenta i centri sociali. Ogni ragazza ha un suo odore e sapore. Ogni persona è unica e così dovrebbe essere ogni personaggio.

Hai scritto e diretto per il cinema. Anche il romanzo è scritto per immagini, lo trovo visivo. Come ti poni quando scrivi per il cinema e quando per un romanzo?

Quando scrivo per il cinema mi pongo dei paletti produttivi, realizzativi, tecnici. Quando ho scritto il romanzo non avevo binari o steccati. Era solo una lotta verso il meglio, gli unici limiti erano la mia incapacità, le mie paure e le mie ansie. Per il resto ero libero.

Posted on
Friday, May 14th, 2010
Tags:
Subscribe
Follow responses trough RSS 2.0 feed.
Trackback this entry from your own site.

No Comments Yet to “Intervista integrale a Carlo Venturini del Tirreno”