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Il rito della presentazione


Ormai ho fatto venti presentazioni del film. Ogni presentazione è stata diversa dall’altra. Ma ormai seguo un rituale.

Arrivo al cinema in anticipo (nelle prime presentazioni era per bere un prosecco e prendere coraggio), mi presento ai ragazzi del cinema. Di solito cinema di provincia che fanno programmazioni d’essai, o cineforum. La platea è spesso quasi piena e all’Arsenale o Pontedera o a Bergamo c’era gente in piedi e seduta in terra. E’ grazie a queste ultime roccaforti della provincia che un film come il mio può esistere e continuare a girare e che la gente non sia condannata alla distribuzione da cineplex.

Faccio la mia rituale presentazione: dico grazie che siete venuti – per me è un mezzo miracolo – do in ordine sparso e non sempre queste informazioni: che è una storia vera, che me l’ha raccontata Renzo Lulli che al tempo aveva ventanni e adesso sessanta e vive in Marocco, che il soggetto me l’aveva portato Marco Guelfi che poi ha montato il film, che appena letto subito ho pensato “questo film non ce lo faranno mai fare” e che poi invece portando il progetto di documentario a Degli Esposti ci disse “ma questo è troppo divertente”, che il film è un piccolo film con un piccolo budget con attori per lo più sconosciuti (sottotesto: tenete basse le aspettative) a parte Santamaria che si è messo al servizio del film e per questo gli sarò grato per sempre.

Se c’è qualcuno in sala che questa tiritera l’ha già sentita altre volte, che ne so, c’è Paolo Cioni che presenta con me o mia mamma è in platea, sono un po’ intimorito perchè penso prima di tutto a loro e che due scatole si devono fare a sentire tutte le volte le stesse cose – provo a scordarmelo o ad inventarmi qualcosa di nuovo (all’inizio ci inventavamo sempre delle gags con Santamaria, Turbanti, Cioni e Lantieri che sono quelli con cui ho fatto più presentazioni).

Poi si spengono le luci e io mi metto da una parte, mi vedo tutto il repertorio in bianco e nero (soffro se la proiezione e la sala non sono di qualità e quindi la visione potrebbe esserne compromessa), mi assicuro che la mascherina sia giusta e ascolto l’audio al momento del primo dialogo in cucina di Casa Lulli.

A quel punto esco e chiedo al proiezionista di aumentare di un pelo il volume. A volte ho ragione, a volte è solo insicurezza. Ho paura che non sentano che non capiscano e non ridano.

Metto il timer sull’iPhone per sapere quando finirà e mi metto a fare qualcosa. Ho il computer per lavorare o un libro – durante la proiezione a Pontedera (lo ammetto con disonore) sono addirittura andato a vedermi il secondo tempo di Milan Juve.

Poi, quando manca una mezz’ora alla fine del film torno verso il cinema. E’ un trucchetto, perchè la parte finale del film è quella che io amo di più… quindi tutte le volte mi rivedo quella che per me è la parte migliore: l’entrata in carcere la telecamera nascosta, le botte, Aldo Moro e i tre carabinieri, lo scazzo a tre in cella, il colloquio con i genitori in carcere, la fine con i tre veri.

Avvicinarmi alla sala è sempre un momento di tensione. Anche perchè le prime volte non avevo capito che da fuori si sente solo il film. Non le reazioni del pubblico. Quindi ero convinto che in sala ci fosse silenzio e gelo. Stavo là fuori e pensavo: il film allora gli sta facendo proprio schifo.

Poi mi affaccio dalle tende chiuse, mi metto in piedi da una parte e ascolto come ride la gente, di meno, di più del solito, di pancia, di testa, anticipando le battute, mangiandosi una che veniva proprio dietro un’altra, tento di percepire se il silenzio sulle immagini finali c’è dell’emozione, se il film è arrivato per intero.

Si alzano le luci, la gente applaude e noi arriviamo davanti allo schermo per il dibattito. Ci sono sempre tre domande rituali (ma i tre veri dove sono adesso? A Gismondi e al Masi gli è piaciuto il film? Dove li hai trovati Turbanti e Cioni?) Ma c’è sempre anche una storia nuova. Un aneddoto buffo o commovente sugli anni settanta che qualcuno dalla platea ci racconta. Io starei anche un’ora lì a rispondere alle domande, ma ormai è tardi, il dibattito anni settanta di quaranta minuti mi sembra eccessivo. Provo a chiudere con un’ultimissima domanda, e poi saluto.

Torno verso casa o in albergo e quando è andata particolarmente bene mi chiedo: ma quando mi ricapiterà di risentire la gente ridere così di gusto? Di vederli uscire dalla sala così contenti? E mi prende un magone singolare. E’ un misto di gratitudine, soddisfazione e malinconia. Che il tempo migliore mi stia sfuggendo tra le dita?

Mi metto a letto e inizio a pensare a tutto il tempo che c’ho messo per arrivare qui. A cosa fare dopo, a quali scelte prendere. Il tempo si ferma e, per un attimo prima di chiudere gli occhi e addormentarmi, mi sento ancora bambino e già vecchio.

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Queste sono tutte le presentazioni fatte (o almeno quelle che mi ricordo).

Roma Festival Auditorium e Sala Perla – Conferenza Stampa Roma – Torino Groucho 1 e 2 – Pisa Isola Verde 1 e 2 – Pontedera Cineplex – Roma Greenwich – Fiamma – Nuovo Cinema Aquila – Bergamo – Bologna – Firenze Teatro Verdi (Guelfi e Cioni) – Padova – Grosseto (Turbanti) -Sulmona – Milano Bocconi – Ragusa – Viareggio – Lucca – Firenze NYU – Firenze Spazio Uno – Pisa Arsenale 1 e 2 – Pontedera Agorà – Roma Casa Del Cinema

Le prossime fissate sono queste:

John Cabot University a Roma – Londra – Premio Rossellini a Maiori – Bif a Bari – Matera – Baff a Busto Arsizio.

A tutti quelli che ho incontrato finora grazie di cuore, a tutti gli altri speriamo di incontrarci presto.

Posted on
Friday, March 2nd, 2012
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