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2) E Dio disse: “Partorirai con dolore.” E l’Epidurale rispose: “Non credo.”


Perfino quando erano iniziate le contrazioni eravamo molto indecisi se andare a Pontedera (dove hanno un approccio umano e naturale al parto, e ti lasciano con il bimbo appena è nato e però non ti fanno l’epidurale e non c’è neonatologia) o a Pisa (dove ti tolgono il figlio dopo il tempo di due foto e te lo schioccano dietro un vetro e tu lo guardi tipo bestia allo zoo e la mamma lo allatta dentro la batteria di polli, però sono i migliori nelle emergenze, e ci lavora la migliore amica di Ottavia, Santa Maddalena da Cascina che sarebbe venuta ad assistere al parto).

Abbiamo fatto un colloquio a Firenze (ma non ci hanno presi perchè Ottavia ha una piastrinopenia che poi porterà a tutti i problemi futuri del bimbo) e abbiamo preso in considerazione anche il Versilia però poi ho scoperto che sulla carta d’identità sarebbe venuto scritto qualcosa come “nato a Lido di Camaiore” pensa te tutta la vita a spiegare dove cazzo è Lido di Camariore.

Pontedera comunque è rimasta in bilico fino alle 3 della notte perchè a me piace pensare che si debba anche nella vita approfittare dell’unico fattore che determina statisticamente una chance in più nel parare un calcio di rigore e cioè: aspettare l’ultimo secondo.

Ottavia non voleva fare l’epidurale (diceva che le faceva più paura l’agone dentro la spina dorsale che il dolore del travaglio) ma poi dopo sette ore di contrazioni ogni circa sei otto minuti mi ha timidamente detto “certo, che alle bruttissime… se ci fosse la possibilità ipotetica….” e poi Santa Maddalena ci rispondeva ai messaggini era già un sollievo immenso.

Quindi alle sei del mattino siamo partiti per Pisa e dopo esserci persi fra i viali dell’ospedale per un’ora, in panico da contrazioni e evento imminente, siamo arrivati davanti al palazzo di Ostetricia e ginecologia. Abbiamo parcheggiato ma Ottavia non usciva dall’auto io le ho chiesto “ma che fai?” e lei mi ha proposto:

“Aspettiamo un altro po’ in macchina?”

Con le contrazioni e tutto. E mentre aspettavamo dentro l’ospedale fra una porta e l’altra mi ha detto:

“Ho la malinconia della pancia… la gravidanza è una cosa bellissima.”

E non l’avevano ancora drogata.

Poi ci hanno aperto due dottoresse che stavano dormendo e hanno steso la Made sul letto e le hanno attaccato le sonde del tracciato ed è partita la technohouse del battito del cuore del bimbo che fa tipo…. che alla fine può pure dare sollievo nel pensare che è vivo e lotta insieme a noi, ma il volume è troppo alto, e se ti ci fissi puoi andarci fuori di testa e diventa una tortura guantanamesca e se uno viene già dall’altra tortura guantanamesca del dormi otto minuti e poi ti svegli per la contrazione dormi altri cinque minuti poi ti svegli per la contrazione poi altri sei minuti eccetera diventa una situazione difficile.

In più la dilatazione non era cominciata e le dottoresse non riuscivano a capire la reazione del Nanaz alle contrazioni perchè quello dormiva della grossa e allora ho pensato, nell’ordine:

A) Grande Nanaz questa è un’ottima partenza: dormire della grossa nel momento più traumatico della propria vita.

B) Grande Made che hai fatto bene ad aspettare tutta la notte e non venire qui alle undici e mezzo che ci toccava stare sette ore in più qui con le dottoresse, la luce e la technohouse dei battiti del Nanaz.

C) Scemo d’un Jay, dovevamo aspettare un altro paio di ore e stare a casetta nostra che era meglio o al limite anche dentro la macchina nel parcheggio non era poi un’idea così brutta.

E invece, dopo neanche venti minuti da quando eravamo arrivati, nel mezzo di una contrazione, alla Made si è rotto il sacco e tutto il liquido è uscito. E ho pensato al divano di casa, ai sedili della macchina e al panico che mi avrebbe preso, e mi sono considerato un virtuoso del tempismo.

E poco dopo ho scoperto anche il trucco fondamentale che è il più grande consiglio che posso dare ai futuri padri che accompagnano le proprie compagne al parto:

quando arriva la contrazione e la tua compagna sta male ma male male male, e l’unica cosa che lei può fare è inspirare ed espirare molto profondamente – anche tu devi inspirare ed espirare insieme a lei, e rumorosamente. E questo perchè:

A) Le ricordi che lo deve fare, ma senza dirle: “respira!” o “ricordati che devi respirare” che potrebbe darle noia (e le dà noia praticamente tutto in quel momento).

B) E’ un gesto solidale.

C) Ti calmi a bestia anche tu.

Quindi ero abbastanza tranquillo grazie all’iperventilazione autoindotta e ho imparato come funzionava la macchina del tracciato e quando arrivava la contrazione, se era forte, quando calava e saliva e ho iniziato a dare istruzioni a Ottavia, così che avremmo già potuto fare a meno dell’ostetrica e andare calmi fino alla vittoria, ma è arrivato il ginecologo capo che visto che il Nanaz se la dormiva macchè, e la Made non dilatava macchè e le contrazioni non si accorciavano macchè, ha detto: “Ora mettiamo l’ossitocina via flebo – che è più doloroso ma si fa prima”.

E io e la Made che siamo dei non interventisti e soprattuto dei cacasotto, non eravamo contenti di affrettare le cose con più dolore, e allora ho chiamato Maddalena e le ho detto che ero pronto a fare a cazzotti con il dottore capo.

Ma la Made, che c’ha grandissima coscienza e controllo del proprio corpo, dopo cinque minuti che questo l’aveva minacciata ah sì? e ha iniziato ad accorciare le contrazioni e a dilatarsi.

E questo però vuol dire che si entra nel travaglio e il travaglio è più doloroso delle contrazioni prodromiche e però tu vieni già da ore e ore di contrazioni. E lei poverina era sfatta. Non sapeva come stare. Si alzava da letto per farsi aiutare dalla gravità ma poi si doveva stendere per il dolore e poi provava una via di mezzo seduta e poi di nuovo in piedi e poi stesa e via che si respirava, le davo il miele e poi non lo voleva e poi lo rivoleva poi l’acqua e poi no e poi la cioccolata ma anzi la cioccolata mi fa schifo, e allora me la mangiavo io. E me la mangiavo perchè si era manifestata quella terribile feature umana dell’abituarsi a qualsiasi cosa. Se all’inizio tu uomo soffri anche forse di più perchè soffre la tua compagna e tu non puoi farci nulla e nemmeno spartire un po’ di dolore con lei, dopo un po’ invece ci fai l’abitudine perchè l’essere umano è settato che dopo un po’ che uccidi in guerra giorno dopo giorno non gliene frega più una ceppa di nulla, e così se ti fanno torturare cento persone, se superi la prima e la terza e la quarta alla centesima forse ti annoi.

Vabbè. In ogni caso la Made soffriva ma arrivò la collega anestesista mandata da Santa Maddalena da Cascina che le disse:

“Mi ha detto Madda che tu preferisci non farla, l’epidurale…”

E Ottavia rispose:

“Sto iniziando a cambiare idea.”

E l’anestesista:

“Se vuoi possiamo aspettare un pochino…”

e lei

“No, no, facciamola bene adesso…”

Ed è a questo che punto che nel dialogo entrò anche iddio l’onnipotente che ripetè con voce imperiosa:

“Tu, donna partorirai con dolore.”

E Santa Epidurale da Venosa rispose:

“Col cazzo.”

E, per la cronaca, il match si chiuse 3 a 1 per l’Epidurale.

Perchè la cosa meravigliosa dell’epidurale è che tu continui a sentire le contrazioni e le spinte e quindi al momento del parto – e un po’ anche durante le contrazioni continui a stare male. Però è un dolore che niente ha che fare con le contrazioni del travaglio. E da che era piegata in due sul lettino e mugolava di dolore, dopo l’epidurale era in piedi che si dava un filo di trucco mentre parlava con Maddalena di non so quale tipo di rimmel.

E allora là finalmente mi sono rilassato anche io e ho dormito. Ho dormito per 15 lunghissimi minuti di fila.

E meno male che ho preso forza, perchè da questo momento abbiamo dovuto pure gestire i nonni (che d’ora in poi chiameremo “la curva nord”) che erano fuori in sala d’attesa, e mandavano messaggini e provavano a chiamarea corrompere le infermiere per entrare e si manifestavano in tutta una serie di atti completamente irrazionali che dopo la nascita del nipote continueranno penso per anni.

E poi a Ottavia le viene voglia di spingere, però le sembra di fare la cacca. E’ così convinta che sta per fare la cacca che chiede di andare in bagno. Le dicono che la sensazione di fare la cacca è normale e glielo ripeto anche io ma mentre si siede sulla tazza mi viene qualche dubbio pure a me e le dico: “almeno non lo cacare qui nel cesso del Santa Chiara”.

Ma invece non era nulla. torniamo di là, lei si stende e inizia a spingere e spingere e io la incito:

“Pigia, Made, pigia!”

Surclassando con i miei incitamenti l’ostetrica e Maddalena allora mi prende da parte e mi fa: “Faglielo dire all’ostetrica quando deve spingere”

Ma io non mi tengo più: si vede la testina del Nanaz che spunta e c’ha dei capelli pare Cesare Ragazzi e allora a me viene la botta d’adrenalina.

Dai Nanaz spingi Nanaz siamo qui che ti aspettiamo!

Perchè bisogna sempre parlare al figliolo perchè il figliolo capisce e in quel momento anche lui deve spingere insieme alla mamma altrimenti non esce.

E non so se grazie ai miei incitamenti o perchè Nanaz lotta insieme a noi o perchè Ottavia spinge talmente bene che fa molto prima del normale ma le infermiere oltre che dire “bravissima bravissima” (che credo lo dicano un po’ a tutte – qui un è tutto un po’ un motivational fucking yeah positive yeah) si fanno sfuggire un: “ma è il suo primo figlio!?”

E allora capisco che qui sfornerà il nanaz più in fretta dell’eiaculazione precoce che lo concepì.

Perchè Ottavia continua a spingere che fa paura. (Le stitiche sono avvantaggiate).

E perfino Madda si preoccupa dell’incedere irrefrenabile degli eventi e urla:

“Se non ci si muove lo fa qui! Lo fa qui!”

E convince di questa ipotesi non peregrina anche l’ostetrica, anche perchè la testina di bellicapelli era già praticamente fuori e allora mi devo mettere il cappellino e il camice per entrare in sala parto e Madda me lo porge e io me lo metto come si mette una camicia e lei mi fa “no al contrario!” e io “ma sarà uguale!” e lei “no! al contrario!” e allora inizio a rivoltarlo dal di dentro e lei “Ma che cazzo fai!?” (Ok, panico) “…te lo devi mettere sul davanti” e finalmente capisco, e me lo metto con i bottoni sulla schiena mentre stanno mettendo sulla sedia a rotelle Ottavia per andare in sala parto ma c’era la testa del Nanaz che usciva, la Made urla “Lo schiaccio così! lo schiaccio!” e l’ostetrica “no no, non lo schiacci!” e io comandavo: “ma facciamolo qui!”, che mi sembrava la cosa più naturale, ma quelli per fortuna non mi ascoltano e la Made finalmente si mette sulla sedia a rotelle ma per traverso, su una chiappa del culo, sporgendo in fuori per metà e la spingono veloce in una corsa fantozziana all’ultimo secondo e si entra in sala parto che erano le 14 e cioè a cambio turno e quindi c’erano sia tutti quelli del turno della mattina che stavano per uscire sia tutti quelli del pomeriggio che stavano per entrare e quindi siamo in sala parto e siamo in metà di mille – una cosa (giuro) allucinante almeno quindici persone, e ognuno che fa una cosa diversa e in fondo anche se con molta più adrenalina e molto meno tempo a disposizione sembrano una troupe cinematografica e questo mi incentiva ancora di più a dire a Ottavia come spingere e respirare e perfino alla gente cosa fare, con Maddalena e mi dice “chetati!” ma sono in botta completa e c’è tanta gente che ha compiti specifici e perfino ci sono dei faretti, e allora tiro fuori l’iphone e riprendo la scena mentre continuo a dire a Ottavia che è bravissima che è una grande, che l’essere urlante sta per uscire le deve quantomeno un’ubbidienza cieca, e la testa adesso è fuori e però deve dare un’ultima spinta perchè “mancano le spalle e basta!” e Ottavia dopo mi confesserà di aver pensato “le spalle e basta un cazzo! poi c’è tutto il torso e le gambe e manca molto più di metà!”

e allora dice “Non ce la faccio non ce la faccio ” e il ginecologo “Signora ce la fa ce la fa!” dandole del lei nonostante abbia la sua vagina spanata là davanti al viso e adesso sembra davvero un film americano dove tutto va male e poi invece a forza di crederci i buoni ce la fanno, e anche io allora “ce la fai ce la fai!” e alla fine ce la fa davvero e io mi starei per mettere a piangere se non avessi da fare l’inquadratura del Nanaz che esce e vede la luce. Quindi resisto al pianto e allo svenimento grazie alla concentrazione che la mia professione richiedeva e la tipa lo tira fuori e urla:

“Che bel maschietto! come si chiama!?”

e noi, all’unisono:

“Non lo sappiamo!”

e si ride e si sta per piangere come cretini per questa meravigliosa indecisione e neutralità che questo essere si portava con sè, senza neanche l’imprinting di un nome, puro come l’essere puro deve uscire dall’utero materno… e lo portano a fare i primi controlli e a stasargli le vie perchè non soffochi e gli infilano dei sondini nel naso e nello stomaco e su per il culo velocissimi e senza pietà non pensando che quello già poraccio è appena arrivato in questo mondo crudele e ingiusto spingendo, lottando centimetro dopo centimetro, e ora come ringraziamento gli fanno queste cose terribili.

Ma io son là che mi spintono con Maddalena e altre infermiere per stargli vicino e gli dico:

“it’s ok nanaz, non ti preoccupare, lo fanno per il tuo bene, it’s for your own good Nanaz! Questa è gente che ti vuole bene, non è bello ma lo fanno per te.”

E solo adesso, standogli così vicino, in un momento di pausa, mi accorgo che Nanaz è un essere….
mostruoso, la sua pelle è viola o rossa nel migliore dei casi (e per un attimo penso a possibili amanti Navaho di Ottavia)

e il viso è grinzoso e contorto dallo sforzo e dal pianto per la tortura inflitta e poi è completamente sproporzionato con dei piedi che levati, e dei femori enormi e l’unico essere che ha somiglianza con questo bambino a cui riesca a pensare è Gollum del Signore degli Anelli.

Poi per fortuna lo vestono, ed è già molto meglio vestito, io gli avrei voluto bene uguale, lo giuro, però così è decisamente meglio.

E lo portano dalla madre e la madre lo guarda con l’amore completo della madre e anche lui ha già smesso di piangere, guarda sua mamma e – sì Nanaz please meet la donna che quando prenderai 4 a latino ti dirà tranquillo ora studiamo un po’, quando il Pisa perderà ti dirà che è solo un gioco, quando la tua ragazza ti lascerà per uno svedese ti farà capire che ce ne sono altre mille là fuori, Nanaz questa è la persona più importante della tua vita e te lo dico: te l’ho scelta con i controfiocchi – quindi sì, in effetti ti puoi rilassare nonostante i sondini nel naso e nel culo.

E stanno per metterlo nell’incubatrice e portarlo via ma io mi avvicino e ormai ho rotto talmente la minchia a tutti che ci sono abituati, e chiedo se lo posso tenere un secondo solo, perchè senta che il suo daddy è con lui, che gli vuole bene che senta il mio odore e se lo ricordi, che anche se lo portano via nella batteria dei polletti nani, suo babbo non l’ha abbandonato. E così lo afferro, lo tengo attaccato al mio petto e gli dico che va tutto bene, che suo babbo e mamma sono lì per lui e non lo lasciano da solo manco per il cazzo e presto ci rivedremo e staremo insieme per tanto tempo, probabilmente per tutto quello che rimane della mia vita.

(Fine seconda puntata.)

Nella prossima puntata la carica della Curva Nord, la stranissima storia di come decidemmo il nome del Nanaz, il perchè la nursery col vetro ci ha portato a venti anni di berlusconismo e una sorpresaccia che ci porterà dentro un film. Non “La vita è meravigliosa” ma piuttosto “La guerra è dichiarata”.

Avverto delle nuove puntate su Facebook e su Twitter o mandate un commento che vedo la vostra mail e me la segno.

Per leggere la prima puntata cliccate qui: 1 IL POSTO MIGLIORE DOVE NON PARTORIRE

Posted on
Thursday, December 12th, 2013
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