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A VUOTO


Il momento più bello del set arriva a fine giornata, quando le riprese sono terminate. Il fonico Stefano Campus ci avverte che deve fare un “a vuoto”. Tutta la troupe si ferma. Andrea Viali alza verso il cielo il suo strano microfonone (peloso, se c’è il vento) e chiede il silenzio. Tutti zitti e immobili come statue, immersi in quei rumori che non avevamo sentito fino a quel momento: uno stormo di uccelli, lo scricchiolio del legno, le foglie che cadono. In quel momento di calma, tutta la troupe e gli attori si guardano e non possono dirsi niente. Per un attimo diventiamo il negativo di quello che siamo stati per dieci ore: un organismo coordinato, veloce, un insieme di urla, tensioni, soluzioni di problemi, ciak, azioni, motori, ordini e fretta. D’un tratto è arrivato lo stretching dopo la corsa, la meditazione dopo lo sforzo, la sigaretta dopo aver fatto l’amore. Tutti ci guardiamo con un sorrisetto imbarazzato perchè la cosa a tratti sembra ridicola, ma nessuno osa fare neanche un passo perchè la scarpa sul brecciolino potrebbe rovinare la registrazione di tutti i suoni amati da Campus. Restiamo bloccati come a un-due-tre stella per dei momenti infiniti, circondati dalle montagne innevate della Valle Stretta, nelle strade di campagna del Piemonte, nei boschi di Bardonecchia.

L’ultima volta eravamo in un cascinale, in mezzo ad un parco regionale, e Campus non dava lo stop. Forse sentiva dei rumori lontanissimi che non gli piacevano, udibili solo con le sue supercuffie, forse ci ha voluto tenere lì di più perchè poi c’era il weekend lungo e allora era giusto riflettere un altro attimo. Per un secondo ho pensato che sarebbe stato lì con la sua barba appuntita e i suoi occhietti vispi, fermo davanti al suo carrellino con gli strumenti, con Viali appoggiato al suo microfonone per altre ore – Betta avrebbe fatto un cenno con la mano come dire ‘do lo stop!?’ e lui niente. Fermo e impassibile, ci avrebbe fatto rimanere là, protetti in quella bolla di tempo e spazio e suono. Si sarebbe alzato il vento col suo suono imperdibile, e poi la notte con gli animali che escono con il buio e l’alba con i chicchirichì e via così.
Invece Campus ha premuto uno dei suoi mille tasti e ha detto “e stop! grazie a tutti”. L’incantesimo è finito, Vanzati ha riattaccato i cartelli, Borgstrom ha portato via la macchina da presa e le luci, Cavalletto ha cambiato i vestiti, io ho salutato tutti, sono montato in macchina con Ivano che ha acceso il motore e mi ha portato via.

PS: la foto l’ha fatta Fabio Gismondi (quello vero): è uno stormo di uccelli passato sopra il set mentre giravamo la scena della telefonata.

Posted on
Monday, November 1st, 2010
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