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9) Non studio non lavoro non guardo la tv non vado al cinema non faccio sport.


Dopo una settimana siamo dovuti tornare a neonatologia per fare il controllo delle piastrine.

Abbiamo rivisto la sala d’aspetto con il suo fermento di attese, salutato le infermiere che facevano su e già nei corridoi, passati davanti al vetro sulla vista dei neonati in batteria.

Era un po’ come tornare a casa.

Ci ha accolto Francesca che ci aveva seguito per tutto il periodo. E ci ha detto che d’ora in poi saremmo andati a piediatria oncologica a fare il prelievo e a far seguire il bimbo.

A pediatria oncologica c’è una sorta di parcogiochi dentro l’ospedale e vedi bambini senza più capelli per la chemio o che si trascinano le flebo dietro, e tutti che ci vedevano salutavano il Nanaz contenti di vedere un cucciolo di umano così piccolo. E i bimbi ci parlavano e poi si preoccupavano per lui e chiedevano: ma perchè sta qui così piccolo!? Cosa c’ha!?

(Con un tono come a dire: non è giusto!)

E noi provavamo a tranquillizzarli: ha poche piastrine, una cosa al sangue insomma, ma è tutto sotto controllo.

Siamo entrati nella stanza del prelievo del sangue per quel momento dove devono infilare un microago dentro la microvena del microbraccio del Nanaz.

E quello intanto sbraita e si muove e scalcia e piange urla fortissimo. E l’unica cosa che possono fare per calmarlo è dargli un po’ di zucchero liquido che sì, lo calma un secondo, ma poi il secondo dopo ci risiamo punto e da capo perchè la microvena nel microbraccio non si trova.

E allora iniziano a cercare vene nei piedi… ma anche lì niente…

…e allora le vene le hanno cercate sul collo.

E Ottavia si è girata dall’altra parte. Perchè vedere l’ago infilato nel collo del piccolo creaturo che urla è tosta.

E infatti anche io ho sentito la testa che girava e quasi stavo per svenire. Stavo per svenire ma continuavo a tenergli la testa e il torso fermo mentre gli cantavo una canzoncina più per rincuorare me che lui.

E finalmente sono riusciti a fargli il prelievo e dovevamo aspettare i risultati nella sala d’aspetto e un altro bambino di dodici anni vede il piccolo e mi chiede anche lui che problema ha e io rispondo, e lui mi dice:

-Io invece ho un linfoma.

Provo a mantenere una faccia normale mentre dentro mi sento mancare e gli riesco a dire solo che qui sono molto bravi a curare.

E lui mi ha detto: sì però mi fanno cascare i capelli. Ieri sera ho mangiato brodo e capelli.

E allora ho provato a sviare il discorso (avrò fatto bene?) e a chiedergli in che classe andava e ho scoperto che faceva le stesse scuole medie che ho fatto io, le Fibonacci, e allora gli ho chiesto se c’era sempre il campetto da calcio e la palestra.

Poi è arrivata la dottoressa capa, quella che proprio sa tutto delle piastrine e delle malattie del sangue e ci ha detto che le piastrine erano calate.

E a me e Ottavia ci è preso lo spavento e la tristezza e la frustrazione ma la dottoressa ci ha detto che il calo era normale. Dovevamo solo tornare a rifare il controllo fra una settimana.

E allora siamo tornati a casa un po’ tranquilli ma anche un po’ abbattuti. Con la sensazione che forse saremmo rimasti in questo limbo di incertezza per chissà quanto altro. E però noi dovevamo tornare a Roma che avevamo la casa da ristrutturare e il lavoro e gli amici di Roma che anche loro volevano conoscere il Nanaz. Ma se continuava così di settimana in settimana non saremmo riusciti a lasciare Pisa mai.

Che poi la beffa era che la casa a Roma era diventata adesso una casa seppur di 75 metri quadri però con due bagni e un salottone e cucina a vista che era grande come se non di più di tutta la casa in cui stavamo. E poi la casa a Pisa era scomoda perchè dormivamo sul soppalco e c’era da scendere e risalire le scale e avere la paranoia di cadere col bimbo con le poche piastrine che se si fa male poi non si coagula il sangue e muore dissanguato.

E allora ho iniziato a tornare a Roma da solo per finire la ristrutturazione e chiudere il montaggio del suono del film e in quei tre giorni che stavo là da solo succedeva delle cose magiche.

Intanto dormivo.

Dormivo tipo otto ore di fila. Ma sembravano dodici. Erano profondissime. Facevo quei sogni densissimi, presente? Quei sogni in cui incontri gente che non vedi da anni e succedevano mille cose.

E poi il tempo si dilatava. I giorni sembravano fatti di ore infinite. A sera mi dicevo: ma come ho fatto a fare tutte queste cose?

Perchè col bimbo ogni momento è dedicato a lui. Le veloci pause che ti lascia sei comunque stanco e frastornato da quello che è appena successo.

Così ogni giorno continuavo a inventarmi modi per fregarlo.

Tipo che dovevo rivedere una sceneggiatura. Allora mi sedevo sul divano e nelle mani tenevo il tablet e intanto con la gamba muovevo la carrozzina con il nano dentro per farlo stare tranquillo.

La notte se per addormentarlo serviva camminare su e giù per la stanza lo mettevo nel marsupio e nel frattempo leggevo un libro.

Dovevo scrivere al computer? Mi mettevo il piccolo su una gamba, mettevo qualcosa di ben ritmato tipo i Groove Armada e battevo il tempo con la gamba su cui avevo il bimbo per cullarlo mentre lavoravo. (E lui dopo un po’ non sembrava più così contento, come vedete nel riflesso)

Ma qualsiasi attività durava tipo venti-trenta minuti prima che lui capisse che io lo stavo fregando. Lui sente se la gente si concentra veramente a trastullarlo. O se invece lo fai così per fare. Non so come abbia questo potere, ma è un potere scientifico.

Infatti se dopo una mezz’ora di trastullo il bimbo inizia a piangere tu lo devi passare alla mamma che è bella piena di energia e voglia di tenere il bimbo e allora lo tiene lei poi però ecco che lui sente il livello di energia calare e allora lo devi passare a una nonna e poi al nonno e poi di nuovo a me.

E se non ci sono i nonni ci si palleggia solo io e Ottavia.

E allora cantavamo in coro:

Non studio non lavoro non guardo la tv non vado al cinema non faccio sport!

E non ci drogavamo nemmeno però.

E però tu non frulli il bimbo dalla finestra perchè nel frattempo è successa un’altra magia.

E cioè che da quando all’inizio lui era un esserino oggettivamente brutto e rugoso uscito da una topa sanguinante e tu non provavi quasi nulla, a parte sollievo che non fosse morto lui e la mamma durante il parto, piano piano inizi a conoscerlo nonostante non sorrida, non parli, non abbai nemmeno, non ti guardi che sporadicamente… inizi a conoscerlo a capirne il carattere e piano piano ti inizi ad innamorare.

Prima era Gollum, ora è la creatura più bella del mondo. Non ci sono bimbi così belli da altre parti della terra nemmeno i bimbi di Angelina Jolie e Brad Pitt sono belli come il nostro. Per loro sarà dura da accettare, ma è così.

Questa illusione mentale è la genetica che ha fatto in modo di creare lo scudo al bimbo perchè si salvi la vita, in modo che ogni adulto che lo veda se ne innamori e lo protegga e che ogni adulto che lo veda pensi di rivedersi lui nel creaturo.

Perchè tutti quelli che lo vedevano dicevano che assomigliava a qualcuno di diverso: qualcuno a Ottavia, a me, a nonna Autera, a bisnonna Licinia, allo zio Federico… e allora ho capito che se l’avessero trovato in un cesto di vimini sul greto di un fiume quelli che lo avrebbero raccolto avrebbero pensato che assomigliava proprio a loro.

Aveva i superpoteri dei neonati.

Ed è per questo che se ero a Roma e magari ero al Kino che bevevo un vinello con gli amici e mi divertivo e non pensavo che a me, qualcuno mi chiedeva di vedere una foto del Nanaz non appena gliela mostravo la vedevo anche io e di colpo, senza nemmeno un avvertimento, un crescendo, così da un secondo all’altro, il cuore mi faceva un singulto e di colpo quel piccolo Ciubeca di ciccia mi mancava tantissimo e volevo subito tornare a casa da lui e Ottavia velocissimo, con il teletrasporto.

E così, quando scendevo dal treno e arrivavo a sera a Pisa ed entravo nel cortile dietro via Cattaneo e vedevo la luce flebile di casa nostra ci avevo il groppo in gola e la contentezza che dentro quella casa c’era il piccolo Nanaz e la mia piccola famiglia.

 

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Monday, February 17th, 2014
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