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7) Il ritorno a casa, il poco sonno, la molta merda, la sindrome premestruale.


 

Credo di aver scoperto la funzione della sindrome premestruale. Vedrete se non lo annunceranno prima o poi nella sezione scienza del Guardian o sulla colonnina destra di Repubblica.

Ho capito che la sindrome premestruale in realtà  è un raffinato strumento di cui sono dotate le donne per testare i partner maschili sulle loro potenzialità  di padri.

E’ la cartina tornasole per capire: questo esemplare di maschio umano è adatto (e quanto) ad allevare un figliolo?

Se il compagno risponde con calma, ingegno e pazienza ad attacchi di pianto improvvisi e immotivati, a urla e bizze, a diversi giorni di fila di litigate che ti fanno passare giorni neri e notti in bianco, Ello, la donna capirà, forse riusicrà a fare il padre.

Se al contrario si innervosisce, getta la spugna, abbandona la compagna, o al contrario prova a capire troppo di quelle crisi con lunghissime disamine, verrà scaricato entro breve.

Perchè per fare il padre bisogna avere a che fare con un esserino in una sindrome premestruale fortissima che alcuni dicono dura per sei-dodici mesi (altri diciannove anni).

Il Nanaz infatti uscito da subintensiva iniziò a diventare quel breve intervallo fra dormite pianti, urla, lavature di culi e cambi pannolini.

Per esemplificarlo meglio eccovi una schedule approssimativa del nanaz stilata da un istituto di ricerca dell’Oregon, partendo dalla mattina:

ore 6 pianto urla pianto cambio pannolino puppata digestione ruttino NANAZ sonno sonno sonno 9:30 pianto urla pianto urla cambio pannolino puppata digestione ruttino pianto urla pianto urla NANAZ 12:30 cambio pannolino puppata digestione ruttino sonno sonno sonno urla NANAZ 16 pianto urla pianto urla cambio pannolino puppata digestione ruttino pianto urla pianto urla 19:15 cambio pannolino puppata digestione ruttino sonno sonno sonno urla NANAZ 23 pianto urla pianto cambio pannolino puppata digestione ruttino sonno sonno sonno…

Quindi in un giorno tu vedi tuo figlio che è sveglio e non urla e non piange e non gli devi pulire il culo, tipo quattro, cinque volte al giorno, non di più.

E quando ci parli o ci cammini ti stai illudendo di interagire con lui ma dopo poco comprendi che sì, forse qualcosa capisce, che sì ogni tanto ti guarda, che sì forse anche sporadicamente ti riconosce come suo padre (mah?) ma che però fra te e una chiazza di luce sul muro, fra te e un colore molto acceso di un mobile, preferirà guardare questi ultimi.

E poi arriverà la ancora più amara consapevolezza che se fosse messo alla strette fra scegliere una puppa gigante carica di latte e me e sua madre messi insieme, sceglierebbe la puppa gigante. Il bastardo.

Quindi dopo giusto un paio di giorni il Nanaz ci aveva distrutto, psicologicamente e fisicamente. Iniziai a pensare modi per fregarlo, e con Ottavia rinverdimmo quell’alleanza che avevamo deciso di fare appena avevamo saputo che era incinta.

Ci eravamo detti ai tempi: questo bimbo verrà egotico e narcisista come tutti i bambini di questo tempo, con quattro nonni che avranno il loro primo nipote e che stravederanno per lui e lo vizieranno, e poi la zia e lo zio, e poi gli amici, e soprattutto noi due che siamo due cuori teneri che non reggiamo un mezzo piantino finto.

E ci sacrificheremo e ci metteremo a zerbino nei suoi confronti e con l’illusione di amarlo di più lo ameremo di meno, e il risentimento salirà e le sue pretese diventeranno continue e la catastrofe si ingrandirà giorno dopo giorno.

Allora dobbiamo andare controcorrente e creare un’alleanza, un patto per fregarlo che si chiamerà United Against the Nanaz. La temibile alleanza UAN. (Se sentite questo nome pronunciato a mezza voce fra genitori, non rivelatene il segreto ai bambini). Questa alleanza farà in modo di trovare mezzi e trucchi per salvaguardare noi genitori a discapito suo. Che sembra essere indifeso, ma ha strumenti diabolici e subdoli per ottenere ogni cosa che vuole.

Il Nanaz deve aver intuito di questa nostra furberia e (per l’appunto) ci ha fatto lo scherzetto delle piastrine e dei dieci giorni in subintensiva e quindi noi siamo rimasti fregati, attaccati alla giugulare dalla sindrome del bimbo fragilino e quindi tutti proni nei suoi confronti.

Ma dopo pochi giorni era arrivata l’ora di ristabilire il patto UAN.

E allora se prima io dicevo: “mah, il ciuccio vediamo… magari prende una brutta abitudine….”

La prima volta che piangeva come un agnello sgozzato, gliel’ho dato e lui ha smesso subito e io ho esclamato: “Nobel all’inventore del ciuccio ADESSO!”

E allora quando strillava ci dicevamo io e la madre: “mettigli il tappo, vai!” e giù a dargli ciucci come se piovessero.

Ma presto quel piccolo esserino diabolico, aveva capito che il ciuccio nient’altro era che un’illusione borghese, un palliativo inutile per farti scordare della sostanza a cui ambire e cioè il cibo, il latte. E quindi si incazzava di più e con la manina monca che ancora non può fare nulla riusciva comunque a spostare ciuccio e dito mio con cui glielo pigiavo contro.

Noi glielo premevamo in bocca, e quello puh! ce lo sputava con disdegno… noi glielo rimettevamo e via che ripartiva ad urlare.

Perchè il bimbo non è un sistema lineare. E’ il sistema caotico per eccellenza: un giorno sembra che hai risolto tutti i tuoi problemi con il ciuccio, il giorno dopo manco per il cazzo. se impara a prendere il latte dalla puppa tu pensi che d’ora in poi lui abbia imparato e invece no. (E quando lo vedevo là che rifiutava la tetta adesso enorme e gonfissima di Ottavia gli dicevo: chissà quando ti ricapita beota! attaccati ora e ringrazia il cielo, che hai una donna che ti offre la sua tetta gigante senza dover sforzarti! Vedrai quanto penerai poi in futuro per avere un’occasione del genere!)

Altra volta che provai a fregare il nanaz e fu lui a fregare me, fu quando non si addormentava proprio nulla e io stremato, alle 3 di notte, decisi di fare quello che avevo giurato non avrei mai fatto: farlo dormire nel letto con me.

Lo stesi accanto a me e quello in effetti si chetò. Io però non chiusi occhio. Perchè l’esserino satanico dormiva rannicchiato al mio fianco con il suo respirino affannoso, poi il respirino non lo sentivo più e allora mi svegliavo di soprassalto convinto di averlo ucciso, nel sonno. E poi richiudevo occhio mi sognavo che lo schiacciavo e via di nuovo così, sentivo un rumorino (lui fa un rumorino tipo IH!) e mi svegliavo. Poi singhiozzava e via di nuovo sveglio. Insomma una notte da incubo.

(Il Nanaz singhiozza spesso, già da quando era in pancia… e fortuna che ci aveva preparato a questa evenienza una nostra amica mamma di due bimbi, che ci aveva detto: ma lo sai che singhiozzano in pancia!? meno male che ce lo aveva detto se no saremmo corsi all’ospedale perchè questo sobbalzo costante nella pancia è una cosa paurosissima… vai te a pensare che quello ha il singhiozzo nella pancia…)

Insomma l’alleanza UAN si stava per sgretolare dopo neanche una settimana.

Io provavo a trovare dei rimedi per almeno sopravvivere e dicevo alla madre: Ottavia, facciamo che tu ti tiri il latte, così possiamo fare una notte a testa dove una volta io una te ci svegliamo gli diamo il latte gli cambiamo il pannolino ma la notte dopo si dorme di fila tutta la notte – grandissima idea, no!?

Razionalmente sì, ma voi pensate che la madre non si alzi se te ti alzi a dargli il latte dal biberon? Certo che yes. La mamma si alza comunque perchè è entrata in lei il demone del sacrificio per il figlio e se il figlio può stare un tantino meglio a discapito di una enorme menata sua, lei è contenta comunque.

E allora entrava in me il demonio del supporto del babbo moderno che se lei faceva sacrificio io dovevo starle accanto (anche se per quanto tu possa sforzarti il tuo contributo sarà al massimo il 15% – da qui il modo dire “il bimbo è quello che piange e cresce, attorno a cui ruota tutto, la madre è quella che gli dà sollievo, da mangiare, amore… il padre è un tizio che passeggia per casa”) e allora prima di dormire alle 23 e poi nel mezzo dellla notte alle 4 o alle 5:30 mi alzavo per cambiarlo e pulirgli il culo e mentre lo facevo però gli dicevo: sia chiaro, un giorno avrò ottant’anni e tu mi dovrai pulire il culo e avrò l’Alzheimer e non ti risponderò come fai tu che manco mi degni di una parola o di un sorriso e scurreggerò e mi piscerò addosso dopo che mi avrai cambiato… capito!?

Perchè poi il malus di avere un maschio è che se piscia dopo che lo hai cambiato e ha il pisellino giù è una menata come se fosse una femmina, ma se invece si piscia con il pisellino in sù, succede che si piscia addosso al body, alla tuta, alla testa, tutto zuppo di piscio che lo devi ricambiare e rilavare e riasciugare tutto e passano altre mezz’ore di notte, mentre potresti dormire sognare di volare libero come un gabbiano e invece.

Insomma eravamo entrati in un buco nero spazio-temporale. Un mese fissi nella stessa casetta da 35 metri quadri e con i giorni che andavano via come noccioline, che alla fine del giorno se facevi un consuntivo e ti chiedevi: cosa ho fatto oggi? Beh, oggi ad esempio sono riuscito a stare 15 minuti di fila su facebook!

E quando provavi a mugugnare della tua triste situazione con qualche amico babbo, che avrebbe potuto comprendere (gli altri fanno “sì sì, certo” come facevo io ai miei amici babbi quando era ancora tardoadolescente impenitente e in realtà non capivo un cazzo di quello che avrei passato – pensavo fosse un sacrificio e situazione NORMALE) insomma gli altri babbi, quando gli dicevo: si sveglia una o due volte a notte ridevano ridevano e dicevano:

Ma che ti vuoi pure lamentare!? Ma c’hai culo te, che ti è venuto un bimbo buono e si sveglia solo alle quattro!

E io allora buttavo giù il telefono, mi mettevo le mani nei capelli pensavo:

Buono!? Ma se era cattivo come nasceva, con un Kalashnikov in mano!?

E allora niente, toccava sentirsi pure fortunati a pulirgli il culo nove volte al giorno e il resto del giorno fargli fare su e giù per la stanza cantando London bridge is falling down e venerandolo davanti ad amici e parenti.

Ormai si era capito che qualsiasi cosa che faceva il bambino era sacra. Quindi anche la sua merda era merda sacra.

E ad esempio, Ottavia e sua madre che sono donne molto pulite e puliscono tutto, per la merda del Nanaz non si sa perchè facevano una eccezione e io andavo a lavarmi il viso e c’era il lavandino con le chiazze di merda del Nanaz e addirittura (cosa mai successa) ero io a lavarlo, e quasi avevo paura che mi avrebbero rimproverato:

Ma come!? Hai distrutto le chiazze di merda del Nanaz!? Davanti a cosa possiamo pregare oggi!?

E sono stato io comunque ad essermi accorto che gli spazzolini e dentifrici erano proprio sotto al punto dove lavavamo il culo al nanaz, quindi io ad oggi ho la pressochè certezza, che finchè io non ho spostato il bicchierino con gli spazzolini sopra il mobile, noi ci siamo mangiati la sua merda.

E così mi tocca prendere atto che ultimamente finisco i miei racconti sempre nella merda, e ho paura che continuerà così ancora per un po’.

 

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Lunedì o Martedì mi rifarò vivo con nuovi risvolti della Naneide e in particolare la sindrome da assedio di parenti e amici, la poetica della lucina alla finestra, gli strumenti genetici del bimbo e nuovi modi innovativi e infallibili per fregare il Nanaz .

 

Avverto delle nuove puntate su Facebook e su Twitter o mandate un commento che vedo la vostra mail e me la segno.

Per leggere dalla prima puntata cliccate da qui: 1 IL POSTO MIGLIORE DOVE NON PARTORIRE

PS Il bimbo delle sette coltellate che avevamo conosciuto in terapia subintensiva, dopo aver trovato una famiglia che l’avrebbe preso in affidamento, è morto. Non è un angelo salito in cielo. E’ un bimbo, morto. E noi ne siamo profondamente addolorati.

Posted on
Monday, January 27th, 2014
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