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4) Fughe dall’ospedale, i NeoNazitologi, Thom Yorke e Jacopone da Todis.


Il giorno dopo che abbiamo saputo che Ottavia era incinta abbiamo iniziato a scherzarci su: verrà bassa come te e gobbo come me, cieco come una talpa perchè siamo tutti e due ciechi. I tuoi denti e le mie carie. Le tue piastrine e la mia retina. Un mostro sarà. E ridevamo e speravamo che ci avrebbe salvato l’effetto Thom Yorke dei Radiohead.

Perchè c’è stato un giorno all’ospedale di Wellingborough, dove un padre ha guardato il suo bambino vicino di culla di Thom e si è gloriato di come bello e forte e robusto fosse, anche perchè lo vedeva accanto a quel creep, con l’occhio chiuso e cionco (cinque operazioni prima dei sei anni) e altri problemi che lo avrebbero portato a stare più in ospedale che a casa e preso per il culo da tutti i suoi compagni di scuola.

E adesso però, caro padre di Wellingborough, tuo figlio ti ha inculato la pensione ed è lì che gioca alla playstation e fuma il crack e la sua donna l’ha lasciato piantandogli un taglierino da carta nella schiena ed è scappata in Nuova Zelanda con tuo nipote, e invece Thom Yorke ha due figli stupendi e vive con la sua compagna Rachel e ha scritto le più belle canzoni degli ultimi vent’anni.

(E chissà quanti Thom Yorke che non hanno scritto Karma Police o Creep o All I Need o Weird Fishes e che però stanno vivendo una vita sana e bella e vanno nel culo all’uomo performante e apparentemente equilibrato del terzo millennio).

Sì nostro figlio c’ha le piastrine basse – molto basse e allora?

Vaffanculo. Bastardi teste di cazzo di merda.

C’avrà le piastrine basse come certificato dai neonatologi ma è Nanaz e noi lo amiamo non come prima ma di più e questo amore lo porterà avanti meglio, meglio di come se fosse venuto con le piastrine a centocinquantamila.

Ti amiamo piccolo Nanaz, tua mamma e tuo daddy sono qui con te, ti vogliono bene a bestia e ti libereranno dalla terapia subintensiva dove ti hanno rinchiuso i NeoNazitologi e andremo a casa alla facciaccia loro e del destino cinico e baro.

(Qui si prende per il culo noi per primi ma tutti, e quindi non vorrei che si equivocasse: i NeoNazitologi vengono chiamati così perchè sono gente seria e anche severa e ci hanno – giustamente – preso in ostaggio il bimbo, ma vorrei che sia chiaro che sono un gruppo di medici e infermiere che sanno di molto il fatto loro, e che hanno preso in consegna Nanaz con scrupolo e attenzione, e gliene saremo grati per sempre).

Comunque in questo momento siamo in guerra con le piastrine del bimbo e quindi tutto il resto del mondo non è altro che uno strumento per vincere questa battaglia. E sappiamo però che chi si butterebbe da una rupe per aiutare il piccolo JJ siamo solo noi due, chi deve essere sicuro di ogni minima mossa perchè se no non se lo perdonerebbe mai siamo solo noi e quindi noi per primi dobbiamo prendere in spalla questa croce ed essere determinati e scientifici.

Ed è per questo che fuggiamo dall’ospedale anche se Ottavia è ricoverata e andiamo in macchina a Cisanello dal suo ematologo, gli spieghiamo tutto e lui ci dice di aspettare i risultati a caldo, che a lei hanno sempre fatto una grande differenza nel conteggio, e ci dice di aggiornarlo su come procede la situazione e ci dice poi di ascoltare i neonatologi di Pisa che sono un gruppo davvero molto in gamba.

E mentre torniamo mi chiamano quelli del Santa Chiara chiedendomi di Ottavia che non la trovano più e io prendo tempo e poi la chiamo le dico di non rispondere o inventarsi una cosa.

E ho anche capito che devono essere arrivati i risultati delle piastrine a caldo e infatti e così ma purtroppo i risultati sono brutti e c’è da prendere una decisione veloci.

Se per essere sani devi avere sopra le 150mila piastrine, se per essere in allarme rossissimo devi essere sotto le 35mila, Nanaz ce ne ha 7mila. 7mila miserissime piastrine roba che se ha una piccolissima emorragia interna rischia di brutto.

E quindi quel dato che la dottoressa pensava fasullo ed era restia a dire è stato certificato ora da tre diversi tipi di test. Quindi il piccolo Jacopo ne ha davvero 7mila di piastrine e allora devono fare qualcosa e subito e ci dicono però che anzichè fare una trasfusione che è pesa e che non credono possa aiutarlo più di tanto decidono di una tre giorni di immunoglobine e cortisone.

Ci consultiamo io e la Made e Santa Maddalena da Cascina e l’ematologo di Cisanello e capiamo che sì, è giusto così.

Gli fanno anche un bel po’ di ecografie in tutto il corpo perchè con 7mila piastrine e con lo sforzo che ha dovuto fare per uscire dall’utero materno la probabilità che abbia una emorragia interna è molto alto e senza piastrine l’emorragia lo fotte e magari è al cervello e arrivederci Nanaz.

Ottavia intanto, che sarebbe stata dimessa e poteva tornare a casa non ci pensava nemmeno e i ragazzi del Santa Chiara l’hanno fatta rimanere e lei si svegliava alle 5 del mattino per tirarsi il latte anche se non poteva entrare a quell’ora a subintensiva ma almeno le dava il suo latte e non quello artificiale e poi dalle nove e mezzo entravamo tutti e due togliendoci il cappotto e mettendoci le plastichine ai piedi e lavandoci le mani e poi entravamo dentro subintensiva che è un posto dove ci sono le incubatrici e bimbi che mangiano attraverso i sondini e altre cose che è meglio che non sappiate ma invece è anche meglio che sappiate che la prossima volta che starete male per il traffico o perchè si è rotta la caldaia almeno per una volta (l’effetto purtroppo non è eterno) ve ne sbatterete i coglioni della caldaia rotta.

E il bello è che dentro subintensiva ognuno sa da quanto questo limbo dura per ogni genitore perchè ogni bimbo ha un fogliettino attaccato alla culla dove c’è scritto il nome e la data di nascita e quindi tu sai da quanto tempo quel bimbo è lì e da quanto i genitori vengono ogni giorno a stare col proprio figlio, spesso sneza neanche poterli abbracciare perchè sono nelle incubatrici. E ad un certo punto ci siamo accorti che la bimba che doveva mangiare coi sondini e a volte respirare con la bombola era là dal 5 agosto. Quattro mesi là dentro e con i genitori abitavano a 100 chilometri da Pisa e senza la speranza che ce la facciano e tornino sani dopo tutto questo.

Presto quindi capimmo che intanto il piccolo Jacopo era uno dei più fortunati là dentro. E che quindi dovevamo stare solo che buoni.

E quindi entravamo disciplinati ogni volta, come un rito sacro a metterci le gommine ai piedi, a lavarci le mani con un sapone che ti strina la pelle e a dire al citofono di subintensiva:

“Sono il babbo di Jacopo”.

E ripetendo spesso questa frase ho capito che era per sempre finito il tempo in cui sarei stato Roan – non più il cazzone tardoadolescente che pensa a se stesso ma adesso ero diventato prima di tutto il babbo di Jacopo che deve aiutare il suo scricciolo indifeso.

Che mai equivarrà alla mamma che deve aiutare suo figlio. Perchè Ottavia era sempre lì, più di me e gli parlava e si commuoveva quando gli trovava i buchini per i prelievi e diceva: “ce lo stanno bucando tutto questo figliolo!” con la voce rotta e si sforzava di non piangere prima e di allattarlo che è una cosa molto meno semplice e naturale di quello che uno possa pensare.

E per noi ogni piccolo gesto, ogni piccolo fallimento e successo era sintomo di come stava andando con le piastrine e quando il giorno dopo ci hanno detto che l’ecografia era andata bene – che il nanaz non ci aveva nessuna emorragia – ci siamo sentiti molto meglio e quando ci hanno detto che le piastrine erano salite a 19mila e poi a 54mila camminavamo a un metro da terra anche se sapevamo che era lunga, che certo non si tornava ancora a casa tutti e tre. Ma noi gli avremmo continuato a parlare e volere bene e non scordarci che eravamo molto ma molto fortunati.

Mi sono scordato di dire che oltre che alle piastrine basse il piccolo Jacopo aveva anche il piede valgo e l’ittero (questi glieli ho passati io) e quindi dovevamo fargli un piccolo lavorino di fisioterapia per i piedi, e lo dovevano tenere dentro una culletta con la luce che arrivava da sotto perchè è la luce che cura l’ittero. E quindi si faceva le lampade e noi lo prendevamo per il culo che lo chiamavamo lampadato coatto.

E però a vederlo là con la luce che gli spuntava da dietro sembrava anche un santo e allora dopo un po’ lo abbiamo chiamato Santo Jacopone da Todis. Perchè lui santo da discount è, santo non performante e perfetto, ma coi difetti di fabbrica come tutti noi.

Che Thom Yorke lo vegli e lo protegga, nei secula seculorum, amen.

(Fine quarta puntata).


Lunedì la prossima. Dove si scoprirà il mondo della subintensiva, penseremo fughe dai NeoNazitologi, e i nonni impazziranno.

Avverto delle nuove puntate su Facebook e su Twitter o mandate un commento che vedo la vostra mail e me la segno.

Per leggere la prima puntata cliccate qui: 1 IL POSTO MIGLIORE DOVE NON PARTORIRE

Per leggere la seconda puntata cliccate qui: 2. E DIO DISSE “PARTORIRAI CON DOLORE

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Monday, December 23rd, 2013
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