`

3) Quando mi sforzai di essere un padre oggettivo e fui costretto a constatare che mio figlio era il Messia.


Il parto insomma era andato benone.

Anzi benissimo.

Solo 3 ore e mezzo di travaglio che dicevano era pochissimo (e io chiedevo: ma non le contate tutte le dodici ore e passa di contrazioni?) poche anche quelle! E a Ottavia neanche un punto alla sua topina che quindi sarebbe tornata brand new.

Tanto che lei, dopo tipo otto ore dalla nascita del Nanaz mi disse:

“Il parto è un’esperienza meravigliosa. Facciamone un altro.”

E poi il Nanaz era senza nome ma sano, sano come un pescecano, tre chilozzi e due di Gollum urlante e lungo ben 51,5 centimetri con dei femori da gran corridore e capelli da pubblicità della Chicco e noi ci sentivamo imbattibili.

Anche perchè quella mattina erano solo nati bimbi col cesareo, non come noi con spinta naturale.

E in camera di Ottavia poi avremmo incontrato questa ragazza che dopo aver speso 60mila euro di inseminazione artificiale (ogni tentativo sono 10mila euro e c’è da andare in Spagna perchè il nostro governo della libertà e della famiglia, in completa coerenza coi suoi valori e in completa autonomia dallo stato pontificio ha detto inseminazione artificiale brutto illegale no no no! E quindi moltissimi italiani vanno in questo ospedale a Barcellona dove i pazienti parlano quasi tutti italiano e alla fine i dottori hanno imparato a parlare in italiano e perfino gli infermieri) le erano arrivati finalmente due gemelli che però non crescevano bene nella pancia e in più lei c’aveva il diabete roba pesa e allora doveva stare per uno due forse tre mesi in ospedale nonostante lei fosse di Aulla (dove vivevano suo marito e suo figlio che dovevano fare su e giù il weekend) e lei invece fare il tracciato (quello della technohouse) ogni sera per controllare che il gemellino più debole non desse segni di moribondaggine che nel caso dovevano farle il cesareo velocissimi e poi sperare che crescesse in incubatrice.

Capito noi come eravamo sani e di una razza evoluta e migliore!?

Parto naturale nel tempo giusto e niente punti nella topina intatta e fresca come una rosa.

E quindi a noi e alla curva nord dei nonni urlanti e inneggianti alla nuova divinità Nanaz, prese quel sentimento di onnipotenza che fa vedere il resto del mondo come degni di esistenza (ovviamente), ma comunque un passetto indietro.

Perchè con i bambini si sviluppa in maniera ancora più subdola e morbosa tutto quel sentimento di rivalsa psicologica e di competizione neocapitalista del “il mio, beh, il mio… (notare il possessivo) è meglio del tuo… (ovviamente camuffando con sottotesti più o meno espliciti)”

E io che da tardoadolescente impenitente avevo tardato e di molto a fare figli avevo potuto lucidamente notare tutti questi padri (anche madri, ma sopratutto padri) che in maniera più o meno velata ti facevano capire quanto il loro figlio era eccezionale.

La più divertente di queste conversazioni (e anche la più recente) era avvenuta con una madre ottimista e di sinistra antagonista che mi raccontava, critica, come scattava appunto questa competizione, cascandoci in pieno:

“…guarda preparati perchè è un mondaccio: ci sono tutti questi padri che fanno a gara per quando il proprio figlio riesce a camminare, che ora voglio dire il mio Pietro ha camminato a dieci mesi, roba che la pediatra era a bocca aperta… però mica che conta qualcosa eh, che uno deve far prima degli altri altrimenti cioè uno si mette a far gara con tutti e su tutto perchè ogni minima cazzata è una scusa per dire no, perfino i disegni… i genitori si accaniscono pure sui disegni perchè le maestre dell’asilo dicono che se il bimbo disegna dentro il foglio occupando tutto lo spazio è buon segno psicologico e di intelligenza no? …ora lascia perdere che Pietro ci sta perfetto dentro – te lo farei vedere, un piccolo Giotto in pratica, ma non è che uno si deve fissare perchè se no ti viene la paranoia… per dire il figlio di mia cugina ha iniziato a parlare a tre anni perchè lei era ansiosa, ansia che sarebbe potuta venire anche a me, ma Pietro già a a un anno e due mesi anni diceva almeno venti vocaboli, compreso alcune parole in inglese. In inglese ti rendi conto!?”

Io ho capito quanto fosse facile cascare in questo meccanismo al settimo mese quando si andò a fare l’ecografia per vedere se il figlio si era ribaltato o no a testa in giù pronto per l’espulsione.

E c’è un po’ d’ansia perchè se è podalico devi fare l’agopuntura per evitare il cesareo e poi alla fine magari è cesareo lo stesso. Allora andiamo a fare questa ecografia e il piccolo Nanaz in effetti si era ribaltato.

E allora penso: ti rendi conto che bimbo intelligente e sensibile!? nessuno glielo ha detto e questo due mesi prima del parto di mette a testa all’ingiù che è pure una posizione presuppongo scomoda e innaturale!

Tu pensi che il miracolo della natura sia lo specifico miracolo del tuo bimbo non che lo hanno fatto in altri sette miliardi di bambini.

Allora il fatto che il parto era andato benissimo e che il Nanaz era sanissimo era per noi un evento miracoloso che già ci metteva al di sopra di quelli che invece avevano problemi che poverini per una questione di selezione darwiniana, d’altronde…

Quindi inebriati da questa potenza creativa eravamo solo intenti ad applaudire con la curva nord e a fare foto al Nanaz che veniva portato via dentro la sua scatola di vetro.

E i nonni impazziti per il bimbo eletto lo chiamavano “il Pupo” o “Pupo d’oro” che non avendo ancora un nome come lo dovevano chiamare?

I nonni assaltarono la scatola di vetro con dentro il Nanaz spaventato e io lo seguivo passo passo continuandogli a parlare e dire: Nanaz! tutto ok! Ora ti sequestrano ma Daddy e Mamma ti vengono a trovare appena possono! E poi ti liberano!

A costo di spaccare il vetro ti si libera noi!

(Che poi quelli dell’ospedale a Pisa lo sanno che questa cosa di strappare i bimbi dalle braccia dei genitori è cosa innaturale e ingiusta, ma ancora non hanno reparto per fare rooming in e quindi così gli tocca fare).

E così si crea questa assurda reclusione dove ci sono tutti i bimbi in batteria di polli, loro aprono le tende sul vetro e tutti i genitori e nonni e zii si accalcano per guardare il proprio e fare foto anche se non si potrebbe.

Quindi tu dietro un vetro e una folla che ti guarda e ti riprende.

Poi dice perchè è venuto il morbo del narcisismo e il Grande Fratello.

Comunque, al nido mi chiedono che nome mettere sul cartoncino con cui sarebbe stato riconosciuto da dietro il vetro e io non lo so e da quel momento Nanaz per la nursery diventò “quello senza nome”.

Un tipico esempio di un dialogo quando suonavamo al nido per andare a vedere il figliolo era:

“Chi siete?”
“Siamo babbo e mamma di Johnson”
E sentivamo in sottofondo:
“Prendi quello senza nome!”

E quindi dopo Nanaz, e Gollum e Pupo ti chiamarono Senza Nome.

Io provai a lasciare a loro della nursery il teddybear che poi era il teddybear di quando io ero piccolo con cui io e Made avevamo dormito insieme per lunghe settimane per fargli prendere i nostri odori e così lui dormendoci insieme avrebbe pensato di essere con i suoi genitori e non sequestrato dalle infermiere del Santa Chiara.

Ma non gli diedero nemmeno quello per ragioni igieniche. Piccolo Nanaz peggio di creatura mitica raccolta in una barchetta di bambù sul greto del fiume.

Andai a casa dei miei genitori a mangiare (Ottavia rimaneva in ospedale) mi chiesero del nome del Pupo, gli spiegai i nostri dubbi fra Elio e Jacopo e mio Daddy tifava molto per Elio perchè Elio aveva tutta questa simbologia del Sole.

E allora tornato in ospedale ne parlai con Ottavia le dissi non ci possiamo fermare per la paura che lo chiamino Olio Johnson per tutta la vita – se deve fare grandi cose dobbiamo rischiare…. se questo bimbo già così speciale lo chiamiamo Elio poi magari diventerà un condottiero, un leader, un messia.

Quindi avevamo deciso: il nome era Elio Johnson. E prima di andare via le dico: nu, per qualsiasi cosa chiamami al fisso di casa perchè io spengo il cellulare visto che sono 48 ore che non dormo più di 8 minuti a botta e 15 nel momento magico dell’epidurale.

Allora vado a dormire da solo, contento che il parto sia andato bene e il piccolo Elio era vivo e sano e lanciato verso grandi imprese.

Ma la mattina mentre ancora dormivo squilla il telefono fisso.

Ed entro in paranoia. Accendo subito il cellu perchè il fisso era al piano di sotto. Chiamo Ottavia veloce sperando che non sia successo niente di grave e lei mi dice:

“Qui dicono che devono fare l’anagrafe per la nascita! Bisogna dargli il nome adesso!”

E io mi tranquillizzo:

“Ma chi se ne frega del nome! L’importante è che sia sano!”

(Forse già presagivo che tutto non sarebbe andato liscio come la grandeur johnsoniana presupponeva).

“Elio va bene! Elio va benissimo”.

E lei mi fa:

“Ma sei sicuro? Perchè a me sono venuti tanti dubbi.”

E io so che devo fare in questo momento: tenere la barra dritta, da vero condottiero di lunga tratta. Senza paura. Barra dritta su Elio. Via verso il sole dell’avvenire. Elio Leonard Johnson. (Il secondo nome non ve lo sto a spiegare se no ci si sta fino a natale).

E quando butto giù il telefono ripenso anche a quello che ho appena pensato e a quello che aveva detto mio padre per convincermi della giustezza della scelta: Elio, il sole, che nome più grande e significativo per un bimbo.

Il sistema eliocentrico, elioterapia, l’energia solare. Un bimbo grandioso sarebbe stato.

E qui mi fermo: impaurito del ragionamento.

Perchè sia io che mio padre siamo finiti in grossi guai proprio per questo nostro sentimento di grandiosità e inizio a pensare “oddio: ho fatto tanto per distanziarlo un po’ da me non mettendo Roan come secondo nome per lasciarlo libero e sereno di vivere la propria vita senza dover per forza ambire a diventare me e ora ELIO!? lo faccio oscillare fra essere sbeffeggiato come Olio Johnson e immedesimarlo nel centro della galassia?”

Pupo mio non è che ti sto mettendo in un guaio? Marchiando a fuoco con un titolo così ambizioso e pretenzioso?

Certo un nome bellissimo… ma giusto!?

(Perchè io da quel fantastico mestiere di regista che ho avuto il privilegissimo di aver fatto ho imparato molte cose tra cui questa: se trovi una location o un’attrice molto bella fantastica, ma poi ne trovi una giusta tu devi avere la forza l’autodisciplina di mandare in culo quella fantastica e scegliere quella giusta. Non voglio annoiarvi con questo concetto che andrebbe sviscerato ma andiamo avanti…)

…perchè a quel punto quella mattina dopo la nascita del Nanaz alle 8:30, giuro, mi squilla il cellulare che avevo lasciato acceso per puro scrupolo e sul display brilla, giuro un nome e quel nome è (giuro di nuovo):

PUPO

A vedere quel nome sul display mi prende un colpo.

Perchè per me era il bimbo che mi stava chiamando, era un fantasma, una grande prova della sincronicità Junghiana e non il soprannome con cui ho registrato sul cellulare un mio amico di Pisa che si chiama Piero Corradi ma noi tutti chiamiamo “il Pupo”.

Ed è un amico che tra l’altro non sentivo per telefono da più di due, tre anni.

E come è possibile mai nell’universo che mi chiama ora alle 8:30 di mattina?

Di solito alle 8:30 di mattino, la mattina dopo che è nato mio figlio Nanaz Johnson io non risponderei nemmanco a Papa Bergoglio, ma per essere rassicurato che non stessi sognando o che non mi stesse chiamando la mia coscienza o una vocina tipo Dio, io ho risposto…

…e ho sentito il classico rumore ovattato di passi e il ciotolare del telefono in una tasca o borsa.

Gli era partita una chiamata.

Ora: Pupo, ti parte una chiamata dopo due anni e mezzo che non ci sentiamo il minuto in cui ho deciso che nome mettere al mio Pupo.

Per me (che sono matto, lo so) ̬ un segno che non posso non prendere in considerazione Рe allora richiamo in panico Ottavia e le chiedo, facendo finta di avere la situazione sotto controllo:

“Ne, ma se si volesse cambiare nome si può?”

“Beh, non so, cioè credo che finchè tu non firmi non è ufficiale….”

“E allora vai subito a dire che si chiama Jacopo. Jacopo Leonard Johnson – Vai vai! Scatta!!

E così il povero Nanz in tutti i documenti ebbe un nome cancellato accanto al suo. Ma almeno avevamo finalmente finimmo con sto parto del nome.

Ma il roller coaster di emozioni non era certo finito qui.

Perchè quando il giorno della dimissione finalmente era arrivato e io ero pronto con carrozzina macchina, copertina sacco a pelo, avevo perfino lavato i piatti e perfino spazzato a casa per l’arrivo a casa di quello che tutti ormai chiamavano JJ arrivo all’ospedale e Ottavia mi fa:

“Credo di aver sentito una dottoressa dire piastrine

E noi sapevamo che se si trattava di piastrine si stavano riferendo di sicuro al piccolo Naniero. Perchè Ottavia ha questa piastrinopenia che in realtà non ha mai comportato un granchè e anche il parto, che è uno dei momenti dove si perde più sangue e più si è a rischio se lo era fatto tranqui e addirittura senza manco un punto.

E però invece questa dottoressa neonatologa ci chiama in una stanzetta del colloquio. Una di quelle stanzette dove per la prima volta nella tua vita ti cachi addosso per una terza persona e di più che se fossi te – e questa che ti dice?

Ti dice che il bimbo non viene dimesso che anzi è già stato portato in terapia subintensiva che gli rifanno il test delle piastrine perchè le piastrine dovrebbero essere sopra i 150mila e che quando è sotto c’è un problema, e che se però il bimbo ne ha meno di 35mila è allarme rossissimo…

….e lui ne ha meno di 35mila.

Quanto meno di 35mila? Chiediamo noi con l’ansia che ci sale sopra li capelli.

E lei dice meno, meno.

E non ci dice la cifra. Per non spaventarci evidentemente. Cosa che a noi spaventa moltissimo.

Allora vedo Ottavia che le dice con la voce rotta che il test lo devono fare a caldo, perchè anche a lei quando non lo fanno a caldo la cifra viene molto più bassa. Molto più bassa.

E lei ci dice che certo: ora lo rifanno il test e provano a farlo a caldo e però se quel dato (che lei ci dice in tutta onestà le sembra fasullo perchè troppo basso) dovesse essere riconfermato dovranno fargli una trasfusione.

Una trasfusione a un bimbo di due giorni e mezzo.

Ci prende un colpo.

Ma lei ci ripete: ma non vi preccupate adesso perchè credo che il dato sia fasullo.

Ma il colpo a noi è già venuto.

E quando usciamo io già sapevo che Ottavia sarebbe scoppiata a piangere e infatti mentre spiega a sua madre cosa ci ha detto scoppia a piangere e io l’abbraccio e le dico: “no, perchè piangere?”

E lei dice perchè il piccolo JJ sta male per colpa sua che lei gli aveva passato questi anticorpi che uccidono le piastrine. E per colpa sua ora Nanaz stava male.

E a me si è spezzato il cuore e l’ho abbracciata più forte e le ho detto che dire una cosa del genere era da stupidi. Che non c’è colpa di niente e di nessuno, e già ero tornato ad essere dalla parte degli ultimi anzichè dei primi e se ora stavo male forse mi stava pure un po’ bene.

Ma non il Nanaz.

Che c’entra lui? Prendetevela con me inculate karmiche che giustamente prima o poi ristabilite la giustizia sociale.

Tutto quel glamour d’imbattibilità e invincibilità e di darwinismo psicologico si infrange sulle piastrine.

Ed eravamo bloccati e a tutti gli amici e parenti che chiamavano per farci gli auguri e sapere del grande JJ noi non riuscivamo a rispondere che avremmo dovuto dare questa brutta notizia e affossare i loro yeah yeah yuppidu per la nascita, e in più non ci importava più di molto.

Cosa c’era da festeggiare se Nanaz non stava bene e rischiava l’emorragia interna?

E allora se il film non doveva essere La vita è una cosa meravigliosa o Gli Invincibili ma La guerra è dichiarata, la guerra allora era dichiarata anche per noi.

E siamo partiti col chiamare sia l’ematologo che seguiva Ottavia sia Santa Maddalena da Cascina che ci ha mandato in un altro edifico dell’ospedale dove c’era neonatologia e oncologia pediatrica (capite cosa c’è da qualche parte lontano dai caminetti scoppiettanti e alberi con le lucine? ONCOLOGIA PEDIATRICA) e siamo svicolati dentro un asilo colorato dentro il corridoio di un ospedale e abbiamo intravisto bambini calvi e intubati e abbiamo parlato con una dottoressa ematologa che ci ha chiesto perchè eravamo così agitati e Ottavia le ha detto che il bimbo aveva 35mila piastrine e allora devono fare la trasfusione e loro dicevano mah, 35mila piastrine… macchè trasfusione!

E ho provato un paio di volte a iniziare una frase per dire che la dottoressa neonatologa aveva detto che erano MENO di 35mila ma ho capito che a Ottavia avrebbe spezzato il cuore, e che comunque non l’avevano fatta a caldo l’analisi.

E comunque anche loro dicevano che il dato delle piastrine è un dato che oscilla molto, basta che ci sia un piccolo coagulo nel campione e il dato si abbassa a bestia e quindi ci hanno detto di non preoccuparci che quasi di sicuro non avremmo dovuto fare nessuna trasfusione e che dovevo solo calmarci e stare tranquilli.

Siamo tornati all’edificio del nostro ospedale molto più calmi e sereni e finalmente sono riuscito a dare a mia mamma e zia e daddy questa notizia.

Ci siamo fermati un secondo e ci hanno spiegato le regole per vedere il bimbo in terapia subintensiva che è molto meglio del nido (un’altra notizia buona) e ci siamo abbracciati e abbiamo tirato un altro sospiro di sollievo anche se eravamo comunque in guerra contro le piastrine basse, e di sicuro non avremmo mollato un colpo che fosse uno.

(Fine terza puntata)


Lunedì la prossima. Dove io e Ottavia faremo una fuga dall’ospedale, il piccolo verrà chiamato Santo Jacopone da Todis, scopriremo il mondo di terapia subintensiva e porteremo avanti la battaglia con le bandiere e il morale alto.

Avverto delle nuove puntate su Facebook e su Twitter o mandate un commento che vedo la vostra mail e me la segno.

Per leggere la prima puntata cliccate qui: 1 IL POSTO MIGLIORE DOVE NON PARTORIRE

Per leggere la seconda puntata cliccate qui: 2. E DIO DISSE “PARTORIRAI CON DOLORE

Posted on
Monday, December 16th, 2013
Tags:
Subscribe
Follow responses trough RSS 2.0 feed.
Trackback this entry from your own site.

9 Comments to “3) Quando mi sforzai di essere un padre oggettivo e fui costretto a constatare che mio figlio era il Messia.”

Comments are closed for this article.